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27 ott 2026

Una strada c'è

Le immagini delle proteste del weekend del 17 ottobre e di quello seguente hanno colpito molti di noi. Ci siamo allora chiesti cosa avessimo da dire rispetto ai fatti accaduti.


Innanzitutto, ci preme distinguere due piani: da una parte ci sono state diverse proteste che sono nate da una paura concreta del futuro, dall’altra ci sono stati giovani, perlopiù giovanissimi, che nella nostra città hanno spaccato, assaltato e distrutto.


Queste immagini di violenza ci hanno scosso profondamente: ci sentiamo impotenti, e insieme attraversati da un senso di ingiustizia. Inizialmente eravamo dispiaciuti dall’idea che le vere ragioni delle proteste fossero passate in secondo piano a causa dei disordini, ma in seguito, alla luce dei recentissimi fatti di cronaca, ci ha profondamente rattristato scoprire che ci sia qualcuno che provi a strumentalizzare e a usare a proprio vantaggio il disagio che questi ragazzi vivono. Non possiamo inoltre non rivolgere un pensiero anche nei confronti dei negozianti colpiti: ci vuole una vita per costruire qualcosa di valore e pochi istanti per distruggerlo. 


Provando a immedesimarci in questi ragazzi, uno di noi sottolineava come la mancanza di uno scopo nelle proprie giornate porti a una noia e a un vuoto incolmabili, che, se esasperati, possono spingere a gesti estremi. Ci colpiva a questo riguardo la dichiarazione dell’Arcivescovo Delpini: “Da quali deserti dell’anima può venire quella aridità che non soffre nel far soffrire? [...] Da quale indifferenza può venire l’aggredire senza timore di essere aggrediti, cioè senza pensare né temere le conseguenze?”[1]. Ha inoltre stupito molto scoprire che un ragazzo, di fronte al divieto imposto dai genitori di recarsi in piazza Duomo, abbia affermato che così facendo non avrebbe mai avuto amici: c’era anche chi in mezzo a tutto quel disordine cercava semplicemente un amico.[2]


Se manca un obiettivo o un ideale il tempo libero diventa vuoto e si riempie di noia. Condividiamo pienamente le parole di Silvio Cattarina, educatore ed esperto di devianze e dipendenze: “Non si tratta semplicemente di ascoltare i giovani, come troppo spesso abbiamo sentito dire da più parti, ma di accompagnarli. Occorre una proposta, un invito. Serve indicare un ideale, un'avventura, una possibilità buona. Perché se davvero questi ragazzi esprimono un grido, quel grido rimbalza nel vuoto se non trova qualcuno disposto ad accoglierlo e a dargli una direzione.” [3]


Noi che stiamo scrivendo queste righe abbiamo avuto la fortuna di incontrare qualcuno, dei volti e degli sguardi precisi, che ci hanno testimoniato che c’è una direzione verso cui andare e un destino buono per il nostro futuro. E continuiamo a essere sostenuti da degli amici che non smettono mai di ricordarci che una strada c’è e si può percorrere insieme. Per questo siamo presenti in università e desideriamo offrire a tutti questa amicizia che ci ha preso poiché siamo certi che questo sia ciò di cui tutti, non ultimi questi ragazzi, hanno bisogno e che, come ha affermato Papa Leone XIV a Tor Vergata, “l’amicizia può veramente cambiare il mondo, l’amicizia è una strada per la pace”.


Redazione di Polipo - Lista Aperta




[1] Intervista di Avvenire all'Arcivescovo Delpini


[2] Corriere: il racconto della madre di un quindicenne


[3] Intervista a Silvio Cattarina